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Che cos’è l’empatia?

È la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” riuscendo a percepirne emozioni e pensieri

 

Come è possibile osservare dalla nostra area Team, il team work rappresenta per noi la capacità di lavorare in gruppo, fondamentale per rendere la realtà lavorativa un luogo in cui creare collaborazioni reciproche ed instaurare relazioni improntate ad uno spirito solidale.

Pertanto, tra i valori fondanti di Wonderlab, la coesione del team e la comprensione reciproca rappresentano alcuni dei pilastri su cui si basa la nostra identità.

La diffusione delle nuove tecnologie, è risaputo, ha determinato il cambiamento di molte dinamiche sociali e comportamentali sia in rete che al di fuori, provocando di conseguenza anche l’insorgere di nuove abitudini interrelazionali.

Se si riflette sull’impatto che tali “svolte” hanno avuto sui rapporti tra le persone, è possibile osservare quanto l’aspetto empatico ne abbia risentito in modo particolare.

Partendo dal presupposto che l’empatia è quel comportamento umano spiegato dai neuroscienziati cognitivi come un costrutto sfaccettato utilizzato per spiegare la capacità di condividere e comprendere i pensieri e i sentimenti degli altri, le basi neurologiche che hanno portato a tale definizione risalgono alla scoperta dei neuroni specchio e allo studio del sistema di azioni e percezioni risultante dai processi di imitazione che favoriva comportamenti empatici.

L’empatia è quindi un’importante competenza emotiva grazie alla quale è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con cui si sta interagendo. Rappresenta un’abilità sociale di fondamentale importanza, nonché uno degli strumenti basilari per una comunicazione interpersonale efficace e gratificante.

 

Il concetto di Digital Empathy affonda le sue radici proprio nell’empatia, basandosi sui principi cardine che la definiscono (compassione, cognizione, immedesimazione, emozione) per comprendere se, quanto e come le nuove dinamiche sociali, influenzate dalle nuove tecnologie, concepiscano e adoperino comportamenti empatici.

Al centro del processo empatico vi è la comunicazione. A causa della rapida adozione della tecnologia mobile e dell’assimilazione di tutte le nuove dinamiche poste in essere dai social network, i modelli comunicativi delle società attuali sono continuamente alterati, sia positivamente sia negativamente.

Si pensi a quanto sono cambiate le interazioni interpersonali all’interno delle “conversazioni digitali”, dove l’intero processo comunicativo è orientato all’immediatezza, al condividere pensieri, sensazioni, azioni e comportamenti su tutti i canali digitali a disposizione nell’istante stesso in cui li si sta percependo.

DIGITAL EMPATHY: OLTRE L'EMPATIA EMOTIVA

Nel 2016, gli studiosi Christopher Terry e Jeff Cain, nella loro ricerca “Il problema emergente della Digital Empathy” (The Emerging Issue of Digital Empathy) hanno constatato che le conversazioni digitali minacciano un’appropriata espressione dell’empatia, principalmente in quanto risultato di una disinibizione psicologica (Disinhibition Effect), termine adoperato proprio per spiegare le diverse ragioni che sono alla base dell’incremento della probabilità di riduzione dell’empatia nelle comunicazioni online (tra cui possibilità di anonimato, dissociazione dal sé nella realtà offline, identità alternativa, ecc.).

È stato dimostrato che lo spostamento dalle comunicazioni faccia a faccia abbia causato un declino nelle capacità socio-emotive dei giovani e che le “generazioni cresciute con la tecnologia” starebbero diventando meno empatiche.

Terry e Cain proseguono definendo la Digital Empathy come l’insieme di caratteristiche empatiche tradizionali quali preoccupazione e cura per gli altri espresse attraverso la comunicazione mediata dai computer.

La Digital Empathy esplora quindi proprio l’impatto di queste comunicazioni alterate e dei “nuovi” comportamenti sociali.

 

Negli ultimi anni sono stati adoperati diversi termini per definire le diverse nature delle nuove abilità assunte da nativi e immigrati digitali come:

  • Digital literacy o ICT literacy, vale a dire l’alfabetizzazione digitale automatica che rende giovani e giovanissimi in grado di saper utilizzare le tecnologie sia dal punto di vista strumentale che strategico, essendo dentro la mentalità della tecnologia stessa e ragionando in virtù di essa;
  • Media literacy, cioè le modalità di comunicazione e di espressione personale in rete attraverso i diversi linguaggi adoperabili online. Questa dimensione è incentrata sul comprendere i diversi linguaggi dei media e l’abilità di comunicare in una varietà di contesti in maniera pensata e consapevole.

Studi in materia di Media Literacy hanno evidenziato che, attraverso i media digitali, la Digital Empathy:

  • esplora l’abilità di analizzare e valutare lo stato interiore dell’altro (accuratezza empatica);
  • ha un senso di identità e di agentività (empatia del sé);
  • riconosce, comprende e predice i pensieri e le emozioni degli altri (empatia cognitiva);
  • sente ciò che sentono gli altri (empatia affettiva);
  • concepisce il “gioco di ruolo” (empatia immaginativa);
  • è compassionevole verso gli altri (preoccupazione empatica).

 

Secondo il DQ Global Standard Report 2019 del DQ Institute, per la costruzione di competenze digitali veloci, scalabili e sostenibili, la Digital Empathy rientra appieno tra le 8 aree della Digital Intelligence, cioè la somma delle competenze tecniche, mentali e sociali essenziali per la Digital Life.

Il DQ Institute definisce inoltre gli aspetti fondamentali a cui la Digital Empathy mira sulla base di 3 livelli:

  • Conoscenza – Gli individui comprendono come le loro interazioni online potrebbero influire sui sentimenti altrui e riconoscono quanto gli altri potrebbero essere influenzati dalle loro interazioni online (si pensi ai commenti dei cosiddetti “trolls” o “haters”).
  • Skills – Gli individui, attraverso interazioni online sincrone e asincrone, sviluppano capacità socio-emotive diventando più sensibili, tenendo conto delle prospettive e delle emozioni altrui e fornendo risposte adeguate al contesto e alle dinamiche.
  • Attitudini e valori – Gli individui dimostrano consapevolezza e compassione verso i sentimenti, i bisogni e le preoccupazioni degli altri online.

L’empatia rappresenta una capacità comportamentale estremamente importante non solo per la vita sociale degli individui, ma anche per una corretta e serena convivenza in rete, dove il dilagare di dinamiche interpersonali scorrette (cyberbullismo, appropriazione di identità, violazione di copyright, ecc.) è all’ordine del giorno.

Da uno studio di Yonty Friesem del 2018 sulla capacità del video-making di migliorare le abilità sociali, emotive e cognitive delle persone, si può notare che la pratica favorirebbe:

  • la validazione della credibilità delle fonti;
  • la comprensione della prospettiva degli autori;
  • la collaborazione e il compromesso;
  • il monitoraggio sia del proprio lavoro sia di quello dei propri pari;
  • il supporto dei bisogni della community.

 

Gli aspetti illustrati finora mostrano uno scenario che se da un lato si basa su concetti "familiari", dall'altro evidenzia un risvolto della medaglia sul quale non si era posta adeguata attenzione. È importante comprendere che la propensione al prossimo è anche propensione verso noi stessi: se si è i primi a tenere comportamenti scorretti o superficiali verso gli altri e il loro operato, a prescindere dal luogo fisico o virtuale, così come dallo scopo, si sta contribuendo in prima linea a determinare un percorso che fa della "libertà in rete" fornitaci dalle nuove tecnologie un'arma di distruzione che abbatte i principi del rispetto e della comprensione reciproca.

 

“Il dibattito sul futuro dell'istruzione e delle competenze della forza lavoro
non dovrebbe focalizzarsi su come insegnare agli individui a competere con le macchine.
La tecnologia è significativa quando mogliora l'umanità. Un cavallo è più veloce di un uomo.
Ma non competiamo con un cavallo. Lo cavalchiamo.
Dovremmo focalizzarci su come cavalcare e gestire l'AI e le tecnologie, non su come controbbatterle”

Dr. Yuhyun Park

 

FONTI

Midoro, V. (2015). La scuola ai tempi del digitale. Istruzioni per costruire una scuola nuova. Milano: Franco Angeli

Christopher Terry e Jeff Cain (2016), The Emerging Issue of Digital Empathy, University of Kentucky College of Pharmacy
DQ Institure, "Global Standard Report 2019"

Yonty Friesem (2016), Empathy for the digital age, Columbia College Chicago

 

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