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A seguito della globalizzazione e dell’internazionalizzazione dei mercati, le imprese sono diventate più competitive. La velocità con cui cambiano le condizioni di mercato, l’elevata tecnologia, la richiesta maggiore della qualità dei prodotti, un mondo sempre più guidato dagli effetti di una rivoluzione tecnologica, i mutamenti ambientali, ecc. sono tutti fenomeni dinamici che portano trasformazioni aziendali. Tali fenomeni dinamici possono essere definiti fenomeni innovativi.

 

Il tema dell’innovazione evidenzia sempre più la sua natura pervasiva e trasversale nell’ambito del dibattito manageriale, politico, sociale ed economico contemporaneo. Ad esso risultano collegati sia i processi di cambiamento in atto nelle organizzazioni (per alimentare la possibilità della propria sopravvivenza nel lungo periodo), sia i rapidi e incisivi sviluppi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché i continui mutamenti che investono il quotidiano agire dell’individuo.

L’innovazione, oggetto di studio di discipline diverse, sia nell’ambito delle scienze dure che in quello delle scienze sociali, è una forma di cambiamento rappresentante la “risposta creativa” di un’impresa, di un settore o di un sistema economico. La funzione dell’imprenditore consiste proprio nel coniare tale risposta, rompendo la routine, introducendo ciò che non è sperimentato, realizzando qualcosa di diverso, qualcosa che è al di fuori della pratica esistente: “Chiamiamo impresa l’introduzione di nuove combinazioni, e chiamiamo imprenditori quei soggetti economici la cui funzione consiste nell’introdurle” (Schumpeter, 1912).

A livello micro, essa rappresenta uno strumento oramai basilare per affrontare la concorrenza ed affermarsi sul mercato: solo le imprese capaci di innovare con assiduità possono disporre di una gamma di prodotti sempre attuali ed appetibili per la clientela. Inoltre, effetti non secondari da considerare, derivanti da una continua innovazione, sono i miglioramenti dell’efficienza dei processi con l’ottimizzazione dei costi di produzione.

A livello macro, l’innovazione rappresenta, nel lungo periodo, un motore di crescita: incrementando la produttività, innalza il livello del PIL e del reddito pro capite; tale aumento dovrebbe portare ad un progresso delle condizioni di vita della popolazione. In questo senso, l’innovazione passa da motore di crescita a driver del cambiamento, inteso come sviluppo economico e sociale.

 

Il tema dell’innovazione ha, inoltre, immediate ricadute sulla cosiddetta Economia della conoscenza, una nuova disciplina della teoria economica che si occupa della conoscenza come bene economico e dei relativi effetti, sia sul benessere individuale sia su quello collettivo. L’innovazione è produzione di nuova conoscenza, intesa come un bene comune e non più come una proprietà intellettuale da proteggere e da custodire (permettendo uno spostamento verso l’alto della c.d. frontiera della conoscenza). Quest'ultima acquisisce valore economico se utilizzata nei processi di produzione; in particolare, un processo innovativo ne incorpora forme diverse, accrescendo la produttività (attraverso una maggiore efficienza nell’utilizzo dei fattori di produzione), alimentando la crescita economica e ponendo le condizioni per realizzare uno sviluppo economico.

TECNOLOGICA VS SOCIALE

Con innovazione tecnologica si intende il processo che consente l’introduzione sul mercato di nuove tecnologie o l’implementazione di idee sotto forma di prodotti, processi, servizi, metodi di produzione e/o di commercializzazione o nuove tecniche di gestione.

La conoscenza è una delle risorse più importanti per generare e gestire innovazioni in un’impresa. Il possesso di una data conoscenza, o anche di un insieme di conoscenze, però, non garantisce la capacità innovativa di un’impresa. In altre parole, il possesso di opportune conoscenze è una condizione necessaria ma non sufficiente perché un’impresa diventi più competitiva. Infatti, un’impresa riesce a realizzare processi d’innovazione se possiede le necessarie conoscenze per risolvere i relativi problemi e ha anche appreso come usarle e come combinarle.

 

L’innovazione tecnologica porta numerosi vantaggi al sistema economico ma è incentrata fondamentalmente sull’obiettivo di aumentare le vendite e conseguentemente il profitto. In questo modo però, diversi fattori essenziali per il sistema vengono trascurati, come ad esempio le risorse umane. L’innovazione di per sé ha una natura positiva e potrebbe essere utilizzata per migliorare lo stile di vita dell’individuo. Infatti, l’individuo è il centro focale di qualsiasi economia, e le relazioni sono le basi su cui si fonda qualsiasi rapporto sociale e economico.
Tale innovazione, che mette al primo posto l’individuo attraverso l’identificazione di nuove soluzioni (prodotti, servizi, modelli, processi, ecc.) in grado di soddisfare nello stesso tempo un bisogno sociale, è conosciuta con il nome di Innovazione Sociale (IS).

Alcuni autori fanno risalire l’innovazione sociale alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo, in particolare al movimento di estrazione sociologica denominato Big Society. Il primo ministro inglese Cameron, favorevole a tale teoria, descrisse la Big Society come “un immenso cambiamento culturale in cui le persone, nella vita quotidiana, a casa propria, nei propri quartieri, sul posto di lavoro, non devono per forza rivolgersi a funzionari pubblici, alle autorità locali o centrali per trovare risposta ai propri problemi, ma si sentono libere e abbastanza forti da poter sostenere se stesse e la comunità in cui vivono”.
a Big Society nasce, quindi, con lo scopo di favorire lo sviluppo dell’iniziativa dei liberi cittadini di associarsi per trovare soluzioni alternative a esigenze di natura sociale.

Con tale movimento s’intende:

  • ridurre i costi pubblici;
  • permettere una maggiore autonomia locale, considerato che ogni comunità ha esigenze e caratteristiche specifiche;
  • favorire un processo di disintermediazione sui servizi sociali;
  • far venir meno l’unidirezionalità nel rapporto tra attore pubblico e cittadino.

 

Ciò è possibile, secondo Giddens, attraverso una riduzione dell’azione del Big Government, favorendo lo sviluppo di forme di collaborazione e partecipazione attiva da parte dei cittadini nella progettazione di nuovi prodotti o servizi.

Si sviluppa, così, il concetto di innovazione sociale che secondo Murray, Grice e Mulgan è un concetto complesso, definibile come: “L’insieme di pratiche, di strategie, di interpretazioni socio-economiche, di nuove tecnologie e nuove forme organizzative in cui i rapporti e le relazioni sociali diventano fondamentali presupposti per sviluppare l’attività imprenditoriale attraverso un approccio pragmatico all’identificazione di soluzioni ai problemi sociali.”

L’innovazione sociale ha origine dalla crisi dei sistemi di welfare tradizionali e tenta di generare una discontinuità con il passato attraverso un miglioramento delle sue condizioni. Tale miglioramento è possibile mediante una serie d’interventi che promuovono migliori condizioni di vita delle persone e delle comunità, in particolare di quelle riconosciute come “svantaggiate” o potenzialmente tali.

 

Quando si parla di innovazione sociale si deve tener conto anche del suo grado di relatività sia in termini spaziali che di contenuto e sia nei mezzi (scelta di strumenti e metodi adeguati) che nei fini (generazione di valore sociale). Questo perché ogni azione di innovazione sociale dipende dalla problematica a cui trovare una soluzione, dalle tipologie di attori che si organizzano per coalizzarsi e dalla loro capacità di scambiarsi informazioni e conoscenze.

Rifacendosi a Hamalainen e Heiskala (2007), esistono cinque tipi di innovazione sociale:

  1. Tecnologica;
  2. Economica;
  3. Regolativa;
  4. Normativa;
  5. Culturale.

Secondo i due autori “le innovazioni tecnologiche sono modi nuovi e più efficienti per trasformare la realtà materiale, mentre le innovazioni economiche mettono le innovazioni tecnologiche al servizio della produzione di plusvalore. Nel loro insieme queste due tipologie d’innovazione costituiscono la sfera delle innovazioni tecno-economiche [...] Le innovazioni regolative trasformano le norme esplicite e/o i modi con cui sono sanzionate. Le innovazioni normative sfidano i valori affermati e/o il modo in cui i valori sono tradotti in norme sociali legittime. Infine, le innovazioni culturali sfidano i modi affermati per interpretare la realtà, trasformando paradigmi mentali, cornici cognitive e abitudini interpretative. Nel loro insieme queste tre classi costituiscono la sfera delle innovazioni sociali”.

 

ELEMENTI ESSENZIALI DELL’IS

Qualsiasi innovazione, per essere definita sociale, deve:

  1. comportare il passaggio da un’idea alla sua implementazione;
  2. presentare il carattere della novità;
  3. migliorare la capacità di agire della società;
  4. “incontrare” i bisogni sociali;
  5. aumentare l’efficacia di un settore o di un sistema.

Questi cinque passaggi, affrontati da una IS, vengono definiti elementi essenziali, affrontati nel dettaglio nel prossimo articolo di Fortuna Notaro.   

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